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Un antico banditore

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Come si comunicava quando non c’era Internet? Beh, cinque secoli fa bastava un tamburo

Adesso, se si vuole comunicare qualcosa, basta un clic. Del resto è noto che Internet ha rivoluzionato la comunicazione. Ma come si faceva nei secoli scorsi?

Beh, un esempio arriva dalla ricerca fatta dal Fondo Librario Antico, diretto da Angelo Mazzerbo, che stasera ha “svelato” come si comunicavano gli ordini, nella milizia di Licata, quasi cinque secoli fa.

Il Fondo ha infatti pubblicato un post con il quale racconta come il Comune impegnò, nel lontanissimo luglio 1576, delle somme per riparare il tamburo della città.

“Prima della pausa di agosto, vi presentiamo – si legge nel post – un documento apparentemente semplice, ma importante per comprendere l’organizzazione militare di una città che aveva subito la devastazione turco – francese nel 1553 e che era sempre in stato d’allerta (specie nel periodo estivo) per i frequenti pericoli che provenivano dal mare”.

“Il tamburo, in ambito militare (ma anche in ambito civile per segnalare avvisi, bandi e comunicazioni importanti) era uno strumento molto importante per la trasmissione degli ordini. Assieme ai flauti – aggiunge il Fondo Librario Antico – era posto al fianco dell’Alfiere (con la bandiera) e del Capitano della Compagnia, quindi in un preciso punto di riferimento ottico – sonoro per l’intera compagnia. Colui che lo suonava, svolgeva anche un ruolo di “spionaggio” durante le ambascerie, controllando le forze nemiche col pretesto di “parlamentare”.

Ed ecco il documento scoperto dal Fondo:

“I Giurati (Amministratori): Giovan Battista Cimino, Don Ferrante De Caro, Giuseppe D’Accolla, autorizzano il Tesoriere Antonuccio Bennici, al pagamento di tarì 8 in favore del Caporale spagnolo Pietro De Olives “quali ci pagamo (che gli paghiamo) per lo prezzo di uno coiro (cuoio) quale servìo (che servì) per conzare (riparare ma anche realizzare) lo tamburo della città dalo quale (da cui) recupererete apoca di soluto (ricevuta o quietanza che costituisce per il debitore la prova dell’avvenuto pagamento) a ciò vi siano fatti boni a vostri conti…” Il mandato di pagamento è controfirmato dal Notaio Giuseppe De Regio”.

(Foto atccalenzano.it)

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