Recovery Fund, Carmelo Pullara: “Anche l’Onda ha aderito al Manifesto per il Sud”

Carmelo Pullara

Nasce, in vista del Recovery Fund, il “Manifesto per il Sud”, che ha raccolto 200 adesioni in tutta Italia. Il documento è stato firmato anche da Carmelo Pullara, presidente e segretario politico e organizzativo del Movimento Popolare Regionalista “ONDA”, e dal commissario giovanile regionale Riccardo Maiorca.

“E’ una proposta volta – spiega Pullara – a ricucire l’Italia e si fonda sull’uso dei fondi in arrivo dall’UE per una rivoluzione logistica che accorci le distanze e proietti nel Mediterraneo l’intera Europa. La premessa del Manifesto è che dei 209 miliardi del Recovery Fund 111, in base ai parametri europei, sarebbero riconducibili al Sud. Un appello che invita il Governo a porre fine allo spreco di enormi potenzialità, ad arrestare la disgregazione, frutto del crescente divario Nord/Sud e di quello tra Italia ed Europa. Da questa premessa parte la richiesta di utilizzo delle risorse, in percentuale superiore al 50%, per far crescere il Mezzogiorno, per colmare prioritariamente, il «crescente divario infrastrutturale» investendo su reti ferroviarie veloci, porti e strade”.

“Il comitato promotore – aggiunge Pullara – vede, tra gli altri, il Presidente Svimez, Adriano Giannola, Gerardo Bianco (Animi), Giuseppe De Natale (ex direttore Osservatore vesuviano) e l’ambasciatore Mario Bova. Il movimento Onda appoggia la proposta ed è per questo che insieme a Riccardo Maiorca abbiamo sottoscritto il “Manifesto per il Sud” con il quale si chiede al Governo «di far proprie le priorità esposte e di onorarle per le evidenze che la ragione impone, con l’urgenza che la situazione comanda»”.

“L’occasione che rappresenta il Recovery plan – dice Riccardo Maiorca – è più unica che rara. Abbiamo mancato, negli anni, gli appuntamenti per l’ammodernamento infrastrutturale del Sud. Ciò ha avuto, ha ed avrà -in caso- delle ricadute economiche e sociali pesantissime, soprattutto in questo scenario pandemico. Il Sud vuole svincolarsi dal luogo comune di un’ arretratezza infrastrutturale cronica, diventando attrattivo per imprese ed aziende, le quali fungano da volano per l’economia dei territori e pongano un freno all’emigrazione giovanile. Un «Fate presto» corale che cozza con la crisi di governo degli ultimi giorni e con l’incertezza che si para davanti”.

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