La generosità di un sacerdote, nel 1636, consentì di ultimare la costruzione del forte Sant’Angelo

Castel Sant'Angelo

Sapevate che Castel Sant’Angelo, il forte che domina la città, e che gli spagnoli edificarono tra il 1615 ed il 1640, venne ultimato grazie alla donazione di un sacerdote?

Lo ha scoperto il Fondo Librario Antico, diretto da Angelo Mazzerbo, rinvenendo tra le carte custodite nell’archivio, un atto del 1642.

“Ma di cosa parla – scrive il Fondo su Facebook – questa dichiarazione giurata? Ci riferisce un fatto di un certo rilievo riguardante il Castel S. Angelo, la fortezza realizzata in uno dei luoghi più suggestivi del nostro territorio: il monte che sovrasta la Città di Licata. Il Castel S.Angelo, già Forte Petigno (dal nome del Comandante della Cavalleria Leggera e Governatore della Costa di Mezzogiorno che ebbe il compito di edificarlo) venne realizzato a partire dal 1615, inglobando una preesistente torre di avvistamento. I lavori, fermi da anni, ripresero nel 1636 fino all’ inaugurazione avvenuta nel 1640”.

“Ma – aggiunge il Fondo – andiamo al documento:

LICATA, 15 AGOSTO 1642

I Giurati(Amministratori) della Città di Licata, Arcangelo Anello, Franco Foglietta e Don Filippo Celestre in presenza dell’attuario(pubblico ufficiale) Francesco Collura, (su richiesta del Sacerdote Don Domenico Mungivì) fanno giuramento (fede) che nel 1636, dovendosi completare la realizzazione del Castel S.Angelo (i lavori da qualche annoi erano stati sospesi) e dovendosi realizzare il fossato difensivo, necessitava una porzione di terreno che si trovava sotto il patronato del sacerdote don Domenico Mungivì. Al sacerdote venne offerta una somma di denaro per (diciamo così) l’esproprio per pubblica utilità, ma don Domenico, concesse il terreno gratuitamente che conteneva anche una vigna contigua al Forte, la quale (come dichiarano i Giurati) durante i lavori per il completamento della fortezza, non subì alcun danno (detrimento).

Il nobile gesto del sacerdote non passò inosservato al Vicerè, il quale, tramite lettera patente (ordinanza), nominò Don Domenico, Cappellano della Cappella del Castel S. Angelo”.

“Infine, secondo quanto dichiarato dai Giurati, Don Domenico, svolse (e nel 1642, data della fede, svolgeva ancora) l’incarico – conclude il Fondo -(carrico) affidatogli di Cappellano con molta collaborazione e affetto (exercendo con molta assistenza et affetto)”.

Ed ecco la trascrizione integrale dell’atto citato dal Fondo Librario Antico.

“LICATA, 15 AGOSTO 1642

“Facciamo fede Noi spettabili giorati di questa Dilectissima Città della Licata achi spetta vedere la presente qualmente nell’anno 1636 dovendosi continuare difabricare Ilforte chiamato Sancto Angelo posto In cima d’un Monte che soprastà e domina tutta questa città per essere tanto necessaria alla difesa di questa Città per potersi sequire dettafabrica et farsi il fosso ad’esso forti vi era necessario un pezzo di terreno il quale era Patronato del Sacerdote Don Dominico Mungivì nostro Citatino al quale si offerse pagarselo et il suddetto Don Dominico quello con ogni pronta volontà diede senza volerni pagato nessuno anzi con la continuactione di detta fabrica ni ha resultato e resulta detrimento al luogo etVigna del suddetto Don Dominico per essere annexo et attaccato con detto forte Ilche essendo stato in Considerattione appresso li Eccellentissimi Signori Vicere di questo regno Li han fatto Patente di Cappellano del suddetto Forte Ilqual Carrico sta exercendo con molta assistenza et affetto Onde infede del vero et ad Instantia del suddetto Sacerdote Don Dominico Mungivì si hafacto la presente fede sottoscripta di nostri proprij mano et firmata del nostro solito sugello Inlalicata hoggi il dì 15 augusto xa Indictione 1642

Archangelo Anelli – Jurato

Franco Foglietta – Jurato

Don Filippo Celestre – Jurato

Francesco Collura – Actuario”.

1 Comment

  1. Il nobile gesto è stato premiato con un gran privilegio. Nella Sicilia del tempo vi erano diversi metri di giudizio. Un sacerdote non poteva essere giudicato da un magistrato ordinario, bensì da un giudice ecclesiatico. Don Domenico Mungivi, con la nomina a Cappellano del forte Sant’Angelo, veniva sottratto al foro ecclesiastico e sottoposto all’autorità Regia, esercitata in Sicilia tramite il Giudice della Regia Monarchia, con ampi benefici e privilegi. Altri speciali privilegi erano analogamente riservati ai membri della Santa Inquisizione, sfuggendo così alle maglie della giustizia ordinaria. Il ritrovamento di una carta e la sua lettura non hanno alcun significato senza le dovute spiegazioni della giurisprudenza del tempo.

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