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Politica

La consigliera Jenna Ortega replica a Giuseppe Peruga: “Le sue scuse non bastano”

Il consigliere comunale Jenna Ortega replica al suo collega Giuseppe Peruga.

“Apprendo dalla locale stampa – si legge nella nota diffusa da Ortega – delle scuse formali avanzate dal consigliere Peruga alla sottoscritta e alla mia famiglia riferendosi alla, purtroppo, oramai nota frase “scappatagli” di bocca nel corso dell’ultimo consiglio comunale del 29 ottobre. Umanamente e da mera cittadina non posso che accettarle e le accetto, ma da giovane politicamente impegnata non posso che ritenere e sottolineare come ciò non basti”.

“Non può bastare – aggiunge il consigliere comunale – perché se la frase del consigliere Peruga ha anche insinuato un solo fievole dubbio in anche un solo cittadino sulla mia persona, la mia famiglia e soprattutto sul mio operato da consigliere comunale, io pretendo che si chiarisca e non con delle scuse tardive. Perché il consigliere Peruga non ha, come da naturale istinto, giustificato la frase dopo il richiamo del Presidente del Consiglio, ovvero dopo che io gli dicessi ripetutamente di vergognarsi, non ci è dato sapere e non è nemmeno, oggi, la mia preoccupazione maggiore. Ciò, che, invece, oggi mi preoccupa e mi preme evidenziare, in una città avvezza a collegare l’operato dei consiglieri comunali a piccoli e svilenti interessi privatistici, è che la consigliera Ortega, dal gruppo misto nel quale è passata per poter liberamente portare avanti la sua azione politica secondo la sua coscienza, antepone nell’esercizio del suo voto l’interesse pubblico, dei cittadini licatesi, chiunque essi siano, alle mere logiche di partiti o di maggioranza e minoranza o addirittura di privati”.

“Il terzo punto all’ordine del giorno, quello che mi ha vista protagonista di questa incresciosa vicenda, non aveva nessun collegamento diretto, indiretto, possibile, immaginario con la mia famiglia. Trattava – conclude Jenna Ortega – di un debito fuori bilancio accertato con sentenza e riguardante il servizio di autonomia e comunicazione che spetta ai minori disabili nelle scuole paritarie e primarie, già passato al vaglio della commissione bilancio di cui sono membro, al quale ho votato favorevolmente, così come in tanti altri casi, perché prima di essere un politico e/o un consigliere comunale, sono un’insegnante di sostegno e soprattutto sono una persona sensibile ai bisogni dei cittadini: mai avrei negato o anche solo compromesso con il mio voto diritti a persone disabili a maggior ragione minori. Essere consigliere d’opposizione per me non significa far guerra distruttiva all’amministrazione, votando sempre contro o facendo strumentalmente saltare il numero legale, ma significa conservare quel senso critico che consente ai cittadini di credere ancora che la politica è a servizio della città e non delle campagne elettorali, quelle finite e quelle che verranno. Questo è ciò che è successo nella seduta del 29 ottobre, in tante altre precedenti e in altre future che mi vedranno impegnata. Voterò sempre secondo coscienza e continuerò ad essere trasparente come sempre sono stata: questo lo dico ai cittadini licatesi”.

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