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Agostino De Caro

Attualità

Chiesa Cattolica Ecumenica di Cristo, il messaggio di Agostino De Caro per la Quaresima

Oggi è iniziata la Quaresima e da Agostino De Caro, vescovo della Chiesa Cattolica Ecumenica di Cristo, è arrivato un messaggio sul significato di questa importante ricorrenza religiosa.

Ecco il testo integrale:

“Cari fratelli e sorelle, pace e bene;

è giunto il tempo Santo di Quaresima, un periodo di grazia e di conversione per tutti noi. In un mondo che si allontana sempre più da Dio e dal Vangelo, essere cristiani non è mai stato così difficile e così importante.

Le sfide sono molte: l’indifferenza, il relativismo, il consumismo, la crescente violenza anche tra i più giovani, la mancanza di speranza… sono solo alcune delle tentazioni che ci circondano e che possono farci dimenticare la nostra identità di figli di Dio.

Ma c’è un’altra sfida, ancora più grave: la cattiva testimonianza dei cristiani, la NOSTRA cattiva testimonianza, la nostra credibilità. Gesù ci ha detto che noi siamo “sale della terra e luce del mondo” (Mt.5, 13-16). Quanti di noi non vivono il loro essere sale e luce, non sono coerenti con la fede che professano, non sono testimoni della misericordia e dell’amore di Dio! Ma che vuol dire tutto questo? In che modo possiamo essere sale e luce? Come incarniamo questa missione identitaria? L’immagine indica che i discepoli devono diffondere nel mondo una saggezza capace di dare sapore, significato alla vita. Senza la sapienza del Vangelo che senso avrebbero la vita, le gioie e i dolori, i sorrisi, le lacrime, le feste, i lutti? Quali sogni e quali speranze potrebbe alimentare l’uomo su questa terra? Il sale non serve solo per dare sapore ai cibi, è usato anche per conservare gli alimenti, per impedire che diventino avariati. Questo fatto richiama la corruzione morale. Il cristiano è il sale della terra, con la sua presenza è chiamato ad impedire la corruzione, a non permettere che la società guidata da principi malvagi si decomponga e vada in disfacimento. Oggi invece sembra che questa società ci abbia totalmente fagocitato e che noi in essa non siamo più profeti: abbiamo perso la capacità di dare sapore, siamo insipidi come purtroppo paventa la parabola del sale che si conclude proprio con il richiamo ai discepoli a non divenire insipidi (Cfr.: Mt.5,13 e Mc.9,50). Ma come può il sale diventare insipido? Ci solo due modi di combinare questo guaio: mischiare il sale con altro materiale che ne alteri la purezza e la genuinità e diluirlo. Il vangelo ha un suo gusto e bisogna lasciarglielo, non va snaturato, non va contaminato con altro, con ciò che ci fa più comodo altrimenti non è più Vangelo. La parabola del sale è raccontata subito dopo le beatitudini (Mt.5,3-12), il cristiano è sale se accoglie integralmente le proposte del maestro senza aggiunte senza modifiche, senza i ma , i se e i però con cui si tenta di ammorbidirle, di rendere il Vangelo meno esigente e più praticabile. Per esempio, Gesù dice che bisogna condividere i propri beni (Cfr.:Lc.3,11; Mt.19,21; Mt.25; Mt.10,8; At.2,44-45; 4,32-35), che si deve porgere l’altra guancia (Mt.5,39), che si deve perdonare 70 volte 7 (Mt.18,21-22), che prima di compiere il culto bisogna riconciliarsi con il fratello (Mt.5,21-37), che dobbiamo amare e pregare per i nostri nemici (Mt.5,43-48), per chi ci fa soffrire e ci perseguita. È questo il gusto caratteristico del sale vangelico. Ma incombe sempre in noi la tentazione di  aggiungerci un po’ di buon senso, di alleggerire la radicalità evangelica. Non si deve esagerare, bisogna pensare anche a se stessi, se si perdona troppo gli altri, se ne approfittano. Non si deve ricorrere alla violenza a meno che non sia necessario: è così che il Vangelo viene addolcito, che diventa praticabile, ma perde il suo sapore. È proprio così che noi cristiani ormai non siamo più individualbili nella società, vi riconosceranno da come vi amerete (Gv.13,34-35) è sfiorito e per questo non ci riconoscono più, per questo non siamo più presenza viva di speranza. È il fallimento della missione! Non siamo più credibili perchè nella migliore delle ipotesi ci diciamo cristiani, ma non ci lasciamo compromettere dal Vangelo.

La Quaresima è il tempo propizio per una presa di coscienza, per riflettere sulla nostra vita e per rimettersi in cammino. È il tempo di chiedere perdono per le nostre mancanze, incoerenze, per la cattiva testimonianza; è tempo di rinnovare la nostra fede e di impegnarci a vivere il Vangelo con quella radicalità senza la quale siamo “tiepidi”, inutili, incapaci di portare sapore e luce.

Non lasciamo che le difficoltà e le tentazioni ci scoraggino. Il Signore è con noi, ci ama e ci chiama ad essere suoi discepoli. La Quaresima è un’occasione per riscoprire la nostra vocazione, per rinnovare la nostra speranza e per essere testimoni della luce di Cristo nel mondo.

Vi invito a vivere questo tempo di grazia con gioia e con determinazione, a partecipare ai sacramenti, a pregare e a fare opere di carità. Siamo la Chiesa, siamo il sale della terra e la luce del mondo. Non lasciamo che la nostra luce si spenga!

Che il Signore vi benedica e vi sostenga nel vostro cammino di conversione e di santificazione.

P. Agostino”.

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