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Ciclone Harry, Ida Carmina: “Il Governo Meloni restituisca il miliardo del ponte sullo Stretto”

“Non è più tempo del silenzio, del linguaggio freddo della burocrazia perché fuori dai palazzi del potere la Sicilia è devastata. Non è un titolo di giornale ma la realtà di famiglie che non hanno più una casa, di imprese spazzate via, di territori isolati, di comunità che pagano sulla propria pelle l’abbandono dello Stato”.

Lo scrive Ida Carmina, deputata del Movimento 5 Stelle, ecco il comunicato stampa integrale:

“Il ciclone Harry, oltre a rendere evidente la necessità di contrastare il cambiamento climatico, ha fatto esplodere tutte le fragilità di questa terra. Fragilità note, denunciate, ignorate.

E davanti a danni che superano 740 milioni di euro, secondo stime destinate ad aumentare, la risposta del Presidente Schifani è 70 milioni di euro.

Non una risposta. Bastano solo ai primi interventi.

Se non si daranno risposte ai cittadini siciliani alla calamità naturale si aggiungerà una calamità politica.

Le risorse a cui attingere ci sono, non accampino scuse. 

Il Governo Meloni dichiari senza ritardo stato di emergenza nazionale e la calamità naturale. 

Soprattutto, metta a disposizione risorse a ciò destinate dal bilancio statale e restituisca ai Siciliani il miliardo e trecento milioni di euro scippato alla nostra terra per destinarlo al Ponte sullo Stretto.

E’ inconcepibile che mentre la Sicilia conta i danni, il Governo nazionale continui a tenere in ostaggio un miliardo e trecento milioni di euro, risorse sottratte alla Sicilia e destinate al Ponte sullo Stretto.

Un’opera che non partirà, non oggi, non domani, non quest’anno.

Ma intanto quei soldi sono stati scippati ai Siciliani.

Scippati a chi oggi dorme fuori casa, ha perso il lavoro, guarda il mare che si è portato via tutto.

È una scelta politica cinica finanziare un’illusione, il Ponte dei Miracoli, mentre un’intera regione affonda. 

È una vergogna istituzionale parlare di grandi opere mentre le strade crollano, i ponti veri cedono e le case finiscono sott’acqua, gli stabilimenti balneari si frantumano e sprofondano in mare. Quel miliardo e trecento milioni deve tornare subito alla Sicilia. Non tra anni. Non con promesse.

Adesso. Per ricostruire, per risarcire, per mettere in sicurezza il territorio.

Perché non si può chiedere ai Siciliani di essere pazienti mentre gli viene tolto anche il diritto alla dignità.

Noi lo diciamo chiaramente, senza ambiguità: prima la vita delle persone, poi il Ponte. Prima la Sicilia reale, poi le operazioni di propaganda.

Se il Governo continuerà a ignorare questo grido, sarà corresponsabile di ogni ritardo, di ogni danno non risarcito, di ogni comunità lasciata sola.

La Sicilia non mendica. La Sicilia pretende ciò che le spetta.

E oggi ciò che le spetta ha un nome e un numero preciso: un miliardo e trecento milioni di euro. Restituiteli ai Siciliani, subito”.

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