“Nessuna infiltrazione mafiosa”, riapre la cava “Marotta”

La cava “Marotta” di Licata potrà essere riaperta. La prefettura di Agrigento, accogliendo l’istanza di aggiornamento presentata dall’avvocato Girolamo Rubino, ha infatti iscritto la società licatese che gestisce il sito nell’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori non soggetti al tentativo di infiltrazione mafiosa, cosiddetta white list.

A riassumere l’intera vicenda, con una lunga nota diffusa oggi, è stato l’avvocato Rubino.

“Il licatese titolare della ditta – si legge nel comunicato stampa – era stato autorizzato dal Distretto Minerario di Caltanissetta all’esercizio della cava di calcare denominata “Marotta”, ma a distanza di alcuni anni lo stesso distretto comunicava al titolare della cava l’avvio del procedimento di decadenza dall’autorizzazione, facendo riferimento all’adozione, da parte della Prefettura di Agrigento, di un’informativa antimafia cosiddetta atipica. Venivano indicati – aggiunge Rubino – quali elementi decisivi ai fini dell’emanazione dell’informativa il rapporto di coniugio del titolare della cava con la moglie, segnalata dalla tenenza della guardia di finanza di Licata per un’ipotesi di “turbata libertà degli incanti”, e quello di affinità con un uomo, segnalato alla Dda di Palermo per associazione a delinquere di stampo mafioso. Il titolare della cava proponeva un ricorso davanti al Tar Sicilia contro il ministero dell’Interno e l’assessorato regionale dell’Energia, entrambi rappresentati e difesi dall’avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, per l’annullamento sia dell’informativa prefettizia, sia del provvedimento di decadenza dell’autorizzazione”.

“Nelle more del giudizio il titolare della cava – si legge sempre nella nota dell’avvocato Rubino – ha avanzato un’istanza di aggiornamento alla Prefettura di Agrigento, ai sensi del nuovo codice antimafia, segnalando che il proprio coniuge, nonostante la segnalazione da parte della guardia di finanza, non aveva subito alcun procedimento penale, mentre con riferimento al proprio affine il pubblico ministero aveva avanzato richiesta di archiviazione ritualmente accolta dal Gip. La Prefettura di Agrigento, ritenendo condivisibili le argomentazioni prospettate, disponeva l’iscrizione della società licatese nell’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori non soggetti al tentativo di infiltrazione mafiosa, cosiddetta white list. Pertanto il difensore della società licatese chiedeva al Tar Sicilia la declaratoria della cessazione parziale della materia del contendere, limitatamente all’informativa prefettizia, insistendo nella richiesta di annullamento del provvedimento di decadenza”. Il Tar ha annullato il provvedimento di decadenza ed ha condannato il ministero dell’Interno e l’assessorato regionale dell’Energia al pagamento delle spese giudiziali.

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