Attualità
“Hospitium – Il Progetto Lampedusa”: Tanja Boukal racconta l’isola tra approdo, memoria e dignità
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Scritto da
Massimiliano Vicari
LAMPEDUSA. Tanja Boukal lavora da sempre con tessuti e video, su temi come migrazioni, sradicamento culturale e dignità umana; ogni suo progetto nasce e vive nei luoghi per i quali è stato pensato, assorbe e fa sua la gente e, in questo caso, l’isola. Lampedusa è luogo di fuga e di approdo, qui Tanja Boukal (Vienna, 1976) ha sviluppato il suo quinto progetto immersivo, e il terzo sulla situazione dei migranti nel Mediterraneo: HOSPITIUM si conclude con Nessun’ Isola. Trame di dignità, una ricerca profonda sia sulla storia che sulla situazione contemporanea dell’isola, ma ha anche sviluppato, nell’arco di quasi un anno, un dialogo intenso tra l’artista e i lampedusani.
Di seguito il comunicato:

“La mostra, tra i progetti del dossier di candidatura di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025, si inaugura martedì 30 settembre alle 22 (altra sessione alle 24) e sarà visitabile fino al 15 ottobre. Hospitium – Il Progetto Lampedusa segna il decimo anniversario di Tanja Boukal dopo Il Progetto Melilla, iniziato nel 2014 e Il Progetto Egeo nel 2016, ma anche il suo ventesimo anno da artista politicamente impegnata.
Sospesa tra continenti, culture e politiche, la mostra ridefinisce il ruolo dell’isola come qualcosa di più di un semplice punto geografico: Lampedusa è un prisma attraverso cui la Boukal osserva la fluida interazione tra rifugio, controllo e paesaggi mutevoli dell’identità europea, un luogo dove le nozioni di appartenenza sono continuamente forgiate, contestate e ridefinite.
Raccogliendo il filo delle sue opere precedenti, appunto Il Progetto Melilla e Il Progetto Egeo, che esaminavano il costo umano dei confini fortificati dell’Europa, Tanja Boukal vede Lampedusa come un microcosmo delle più ampie tensioni europee; e completa un triangolo dei posti più importanti e controversi per la migrazione nel Mediterraneo. La mostra Nessun’Isola, a cura di Tina Teufel – curatrice al Museum der Moderne Salzburg, in Austria – riflette su cosa significhi appartenere, accogliere e coesistere in un mondo sempre più definito da divisioni e spostamenti.
Partendo dall’entrata del museo delle Pelagie – dove si sta sperimentando un innovativo progetto di gestione partecipata tra il Parco della Valle dei Templi, da cui dipende, e le associazioni cittadine del luogo – e con un delicato intervento con la collezione permanente di manufatti e documenti storici al piano terra, le opere di Nessun’Isola, nate dal 2008 ad oggi, tracciano e commentano il ruolo e la percezione diversa della migrazione nella storia europea del XXI secolo. Il filo curatoriale le posiziona in dialogo nelle sale diverse del museo, ma sviluppa un percorso autonomo rivisitando i confini del luogo, mettendo in discussione l’idea stessa di insularità. Affermando che un’isola in realtà non esiste. “La mostra incoraggia un’indagine più profonda su come l’identità prende forma ai margini dei nostri mondi, invitandoci a riconsiderare il significato di casa, comunità e i legami che ci uniscono” dice la curatrice Tina Teufel. In questo senso, le opere di Tanja Boukal legano con i lavori di Francesco Arena, Emilio Isgrò, William Kentridge, Loredana Longo e Gian Maria Tosatti – parte della mostra Rotte Mediterranee: Lampedusa come isola del contemporaneo, acquisite tramite PAC – Piano per l’Arte Contemporanea – e dell’artista lampedusano Giovanni Fragapane.
In numerosi progetti Tanja Boukal ha lavorato all’intersezione tra giornalismo, progetti comunitari partecipativi e arte. Alla base di molte delle opere, vi sono una meticolosa ricerca e la visualizzazione del loro contesto, l’intenso contatto con le persone coinvolte sul posto e il loro coinvolgimento attivo tramite workshop ed eventi nei mesi scorsi. Boukal ritiene suo dovere non limitarsi a uno sguardo dall’esterno, ma recarsi personalmente nei luoghi e farsi un’idea della situazione, il che implica necessariamente la collaborazione con le persone sul posto: non sono interessanti coloro che scrivono la storia con il potere delle parole e delle immagini, ma chi, in quanto “vittima civile”, rimane spesso nell’ombra e nell’anonimato. L’artista utilizza materiali e tecniche artigianali con connotazioni positive per promuovere, attraverso la sua arte, il confronto con le ingiustizie che provengono per molti dai resoconti quotidiani, dalle notizie e in parte dalle ricerche; tutto questo per i lampedusani si lega all’esperienza quotidiana – o alla negazione di ciò che accade dietro l’angolo della propria casa, con cui non vogliono o non possono (più) confrontarsi. Con tecniche artigianali apparentemente belle e associate a connotazioni positive, Boukal mina il privilegio di chi non è coinvolto, di poter distogliere lo sguardo. Sfrutta il potere del lavoro a maglia, del ricamo e della tessitura per attirare le persone e approfitta di un effetto sorpresa che colpisce alcuni nel profondo. Contrappone al potere delle immagini il potere della conoscenza e della comprensione dei fatti. In questo modo, noi spettatori dobbiamo confrontarci con la responsabilità di passare dall’essere consumatori e indifferenti, all’agire.
Le nuove opere del Progetto Lampedusa fanno quindi parte di una rete internazionale che si è creata attraverso il lavoro dell’artista. La mostra ospita 17 opere tranne una realizzata già nella fase preparatoria per il progetto e 3 nate a Lampedusa. Ogni abitante di Lampedusa – permanente o temporaneo – con cui Tanja Boukal è entrata in contatto e che ha partecipato a uno dei suoi progetti, diventa un elemento integrativo e insostituibile di questa rete internazionale che, guardando metaforicamente alle reti da pesca, sensibilizza alla più grande ricchezza dell’isola: l’ospitalità e la generosità – Hospitium“.







