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La Torre e Toscano Raffa

Storie

E’ scomparso Gioacchino Francesco La Torre, per 12 anni guidò gli scavi per riportare alla luce Finziade

E’ scomparso Gioacchino Francesco La Torre.   archeologo, pro rettore alla Didattica e ordinario di Archeologia Classica all’Università di Messina.

Salvatore Cuzzocrea, rettore dell’Università di Messina, ha espresso cordoglio per la morte del docente.

“E’ una grave perdita per il nostro Ateneo – ha dichiarato il Rettore – non soltanto perché perdo uno dei miei più validi collaboratori, ma perché viene a mancare uno studioso attento, rigoroso, straordinariamente bravo che lascia traccia indelebile dei suoi tanti anni di lavoro in Italia e nel mondo. Una morte che non lascia nello sgomento soltanto la famiglia, i suoi più stretti collaboratori, ma anche tutti noi che quotidianamente apprezzavamo le sue doti umane e professionali”.

A Licata La Torre era molto legato, e qui lo ricordano in tanti. Per ben 12 anni, infatti, ha diretto gli scavi a Finziade, la città greco – romana edificata a cavallo tra il secondo ed il primo secolo avanti Cristo, sull’odierno monte Sant’Angelo. Scavi che hanno consentito di riportare alla luce alcune, antiche, abitazioni e, di fatto, di “scrivere la storia” di Finziade.

Il vice di Gioacchino Francesco La Torre, Alessio Toscano Raffa, a Licata c’è stato per 12 anni ed ha dato alle stampe anche delle pubblicazioni sugli scavi di Finziade.

Oggi, su Facebook, ha pubblicato un ricordo toccante del suo maestro (è insieme a lui nella foto che pubblichiamo a corredo di questo pezzo). Ci è piaciuto e lo riportiamo qui sotto.

‘E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire’

È proprio difficile, caro Prof., trovare l’alba dentro l’imbrunire, la luce dentro il buio, ma lei mi ha sempre insegnato a guardare oltre, ad essere un visionario, a leggere i significati che si celano dietro le cose, ad esercitare la mente, con il suo ghigno sotto i baffi, con la raffinatezza del suo pensiero, con i suoi modi gentili, la sua signorilità, la sua allegria, con la capacità di rendere semplici anche i concetti più complessi, di rendere fattibile anche l’impossibile. Essere il suo primo allievo è sempre stato un compito davvero difficile, per il senso di responsabilità, per il timore di non essere all’altezza, ma è stato e sarà sempre fonte di orgoglio e consapevolezza del privilegio immenso che la vita mi ha dato, dalla sua prima lezione all’università alle migliaia di ore trascorse in un ventennio di scavi in giro per il mondo, dai chilometri attraversati in ogni angolo della Sicilia e della nostra amata Grecia ad un numero esorbitante di allievi e tesisti che abbiamo accompagnato durante i loro percorsi. Mi sono nutrito di ognuno di quei momenti, mi sono alimentato della sua grandezza, ho imparato tutto quello che potevo, perché lei era una persona generosa e amava trasmettere il sapere. E questo sapere lo si apprendeva in qualsiasi circostanza, è stato sufficiente starle accanto, osservare ogni suo movimento, ascoltare ogni suo ragionamento sugli scavi, sempre condiviso con gli altri, ogni sua considerazione a tavola, dove avevo un posto sempre al suo fianco, in macchina, nelle lunghe passeggiate per le contrade più improbabili della Grecia. Ed io ero sempre lì, accanto a lei, con l’ammirazione del discepolo verso il maestro. Non sono mai riuscito a darle del tu, sebbene me lo avesse sempre chiesto, era impossibile caro prof. Il rispetto era troppo grande, lei era ed è un gigante, anche se non faceva sentire piccolo nessuno. Però sono felice di averle sempre detto quanto bene le volevo e di averla sempre ringraziata per tutto ciò che mi ha donato.

La comunità scientifica non sarà più la stessa, il mio mondo non sarà più lo stesso, anche se per ogni cosa che farò ci saranno sempre i suoi insegnamenti ad indicarmi la via e a farmi trovare la luce persino dentro l’imbrunire”.

(Foto Alessio Toscano Raffa FB)

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