Politica
Caro gasolio causato dalla guerra, i pescatori licatesi: “Per noi al danno si aggiunge la beffa”
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Scritto da
Redazione
“Oltre il danno la beffa. La marineria di Licata lancia il segnale mayday”.

Lo dicono i pescatori licatesi, in una nota diffusa da Luca Meli (nella foto in basso), presidente dell’Associazione Piccola Pesca.
Ecco la nota integrale:
“Non entriamo nel merito della questione bellica ed esprimiamo profondo rammarico per quello che sta accadendo in medio oriente e non solo.
Questi eventi si ripercuotono sulla società influenzando negativamente molti settori e come nel domino si è creata una reazione a catena che ha innescato una serie di conseguenze. Tra tutti il blocco sullo stretto di Hormuz, da cui passa il 20% del petrolio mondiale.
Come è noto il caro gasolio è il costo maggiore che devono sostenere i nostri motopescherecci, rappresentando circa il 60% delle spese. Nel giro di qualche giorno i prezzi sono sbalzati prima di una decina di centesimi litro sino a raggiungere l’euro.

Trasciniamo dietro di noi una rete di incertezze, uscendo da due mesi di fermo forzato a causa delle avverse condizioni meteo, un calo del pescato che segna i minimi storici, l’ombra dell’Eni sempre presente, ed ora che stavamo cercando di risalire la china l’ennesima batosta. Il problema è di sostanza, non ci sono le condizioni per continuare le nostre attività, facciamo troppa fatica a sostenere il peso fiscale e in generale i costi stessi della pesca sono superiori ai ricavi, i nostri sforzi si traducono in una rincorsa al risparmio del centesimo, una situazione senza alcun dubbio antieconomica.
Alla luce dei recenti gridi di allarme della marineria di Licata, diventati ormai cori unanimi in tutta la Sicilia, chiediamo aiuti alle istituzioni, compensi che possano sostenere le nostre attività e le nostre famiglie diversamente l’epilogo è noto a tutti”.
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