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giuseppe di franco

Attualità

Caporalato, la CGIL: “Serve riforma per restituire dignità e legalità al lavoro agricolo”

“La Flai Cgil di Agrigento, a seguito dell’articolo pubblicato dalla stampa locale riguardante l’operazione dei Carabinieri a Ribera, in cui sono stati rintracciati 14 lavoratori stranieri ospitati in uno stabile abbandonato, esprime ringraziamento e apprezzamento alle Forze dell’Ordine per l’impegno costante nel contrasto al caporalato e al lavoro nero”.

Lo scrive in una nota Giuseppe Di Franco, segretario generale della Flai CGIL di Agrigento:

“Tuttavia, questo ennesimo episodio mette in luce una realtà drammatica e ormai cronica: la mancanza di infrastrutture, percorsi di regolarizzazione e strumenti normativi adeguati che consentano ai lavoratori stranieri di vivere e lavorare in condizioni dignitose e alle imprese di poter assumere regolarmente la manodopera di cui hanno bisogno. È necessario superare definitivamente la legge Bossi-Fini, che oggi rappresenta un ostacolo concreto alla regolarizzazione di chi lavora onestamente nei nostri campi. Occorre costruire un percorso chiaro, trasparente e umano che consenta alle aziende agricole di reperire legalmente lavoratori extracomunitari, superando l’ipocrisia di un sistema che, mentre parla di sicurezza e legalità, tollera di fatto lo sfruttamento e l’invisibilità di migliaia di persone. Il meccanismo dei flussi di ingresso, così com’è strutturato, non è più sufficiente a rispondere alle reali esigenze del settore agricolo e del territorio. Serve un nuovo modello di incontro tra domanda e offerta, che avvenga in luoghi pubblici e trasparenti, attraverso il ripristino e il potenziamento degli uffici di collocamento agricolo. Nella nostra provincia, in particolare nelle aree interne e rurali colpite dallo o spopolamento, la manodopera straniera è ormai una risorsa indispensabile per la sopravvivenza di interi comparti produttivi, come dimostra la fase attuale della raccolta delle olive e delle arance. Eppure, ancora oggi, si continua ad assistere a situazioni di sfruttamento, precarietà e paura, che alimentano diffidenza e odio invece di integrazione e rispetto reciproco. La legge sul caporalato, pur rappresentando un passo avanti importante, non basta da sola. Accanto alla repressione, serve una vera politica di inclusione e legalità, che riconosca dignità e diritti a chi lavora, a prescindere dal colore della pelle o dalla nazionalità. Solo costruendo percorsi regolari, infrastrutture di accoglienza dignitose e un sistema di incontro trasparente tra lavoratori e imprese potremo davvero dire di combattere il caporalato, non solo a parole ma nei fatti”.

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