Una storia di 4 secoli fa attuale oggi: nel 1644 i Cavalieri di Malta furono in quarantena a Licata

Madonna di Trapani

Sono definite “Storie di Carta” i racconti che, con una certa frequenza, sulla propria pagina Facebook pubblica il Fondo Librario Antico di Licata, scrigno di tesori e vero e proprio archivio della storia della nostra città.

L’ultima “Storia di Carta” pubblicata dal Fondo, diretto da Angelo Mazzerbo, riporta in qualche modo ai giorni nostri per due ragioni: la quarantena ed il rivolgersi ai Santi.

La vicenda ha ben 4 secoli, infatti è datata 13 novembre 1644, ed è stata ricostruita grazie ai documenti ritrovati tra le carte del Fondo Librario Antico.

Il 13 novembre del 1644 fece naufragio sulla costa licatese una nave, originariamente turca, ma che accoglieva 130 cavalieri di Malta. Questi ultimi si erano scontrati con i pirati, avevano perso il proprio battello, ma in compenso erano riusciti a sconfiggere i turchi ed a conquistare il loro natante. Con questo erano giunti a Licata.

“I Giurati (amministratori) della Città di Licata, Don Antonio Minnos, (Mugnos), Don Giovan Battista Avila, Pietro di Accolla e Don Geronimo Di Caro, comunicano – scrive il Fondo – al Vicerè che verso l’ora del vespro (verso sera) fu soccorso nella spiaggia di Licata un battello turco con a bordo circa 130 Cavalieri di Malta i quali, nei pressi dell’Isola di Rodi si scontrarono con le loro galere contro un galeone turco. I cavalieri dopo lo scontro navale si misero in salvo sul battello preso ai nemici…

“… Eccellentissimo Signore. Hoggi ad hura del vespere capitò in questa spiagia(sic) un battello… habiamo(sic) retrovato esse il Battello del galeone che la squadra delle galere di Malta haveano preso da turchi sopra li cruciere (navigazione) di Rodi sopra il quale battello vi erano centoventinove homini che s’han(n)o arripusto e salvato in detto Battello per esser lo galeone preso et affondato in Mare…”.

E la vicenda ci riporta all’attualità quando, dai documenti, si evince che dopo essere stati soccorsi, i cavalieri di Malta furono posti in quarantena. Un mese dopo il naufragio, il 14 dicembre del 1644, i giurati infatti scrivono.

“I Giurati (amministratori) della Città di Licata, Don Antonio Minnos, (Mugnos), Don Giovan Battista Avila, Pietro di Accolla e e Don Geronimo Di Caro, autorizzano – scrive ancora il Fondo – il serviente Giuseppe Giarraro al pagamento di onze una, tarì sedici e grani dieci per:

“… farfare lo serraglio (gabbia ma anche lucchetto) dove stesiro barragiati (barricati) li cavaleri et li 130 soldati e marinari che vennero in questa spiaggia per la fortuna del mare (naufragio) con il Battello del Galeone turchesco che le galere di Maltha fecero presa sopra le cruciere (navigazione) di Rodi e sonno tanto per fare detto serraglio nel fundaco (Magazzino) della fontana (Piano Fontana) luoco dove stesiro dette persone barragiate come per murare le porti dell’altro fundaco in frontespizio (di fronte) dove si muraro tutti li armi di detti soldati e dette onza 1. (tarì).16 (grani).10 si spesero per gisso (gesso), lohero (affitto) di tavoli, travi e sirratini come per giornati di Mastri e Manuali…”.

Ma la storia non finisce qui.

Il giorno dopo essere approdati a Licata, i cavalieri rivelano di aver fatto voto alla Madonna, quando erano in pericolo in mezzo al Mediterraneo, per avere salva la vita.

“I Giurati (amministratori) della Città di Licata, Don Antonio Minnos, (Mugnos), Don Giovan Battista Avila, Pietro di Accolla e e Don Geronimo Di Caro, comunicano – aggiunge il Fondo Librario Antico – al Gran Maestro dell’Ordine di Malta: “… Eccellentissimo Signore. Havendo heri (ieri) capitato in questa spiagia(sic) il battello del Galeone che la squadra di galeri di cotesta Religioni (Cavalieri di Malta) haveano preso da Turchi per aversi affondato in mare detto galeone furno (furono) da noi con le dovute vigilanze recevuti gli Signori cavaleri fra Francesco delle Villeverdille et fra Paulo di Auboson la Feusiada capitano et Luogo tenente di detto galeone, et con tutte le persone et robbe che erano in detto battello…

“…detti Signori Cavalieri per il neufragio (naufragio) e evidente pericolo che per quattro giorni corsero sopra detto battello, haveano votato (fatto un voto) dar detto Battello all’Immaggine(sic) della gloriosa Madre di Dio più divota (oggetto di devozione) del luoco (luogo) dove capitavano più vicina, deliberorno (deliberarono) darlo (il voto) all’ Immaggine(sic) della Madonna di Trapane (Trapani) existenti (esistente) nella chiesa del Nostro Glorioso Martire S.Angelo…”.

Ed il dipinto cui fanno riferimento i Cavalieri di Malta, dopo quattro secoli, si può ancora ammirare nel santuario di Sant’Angelo.

“Ecco dopo circa quattro secoli, il quadro della Madonna di Trapani (databile tra gli anni 1623-1625) a cui fecero voto – conferma il Fondo – i naufraghi cavalieri di Malta dopo circa 20 anni dalla sua realizzazione. Restaurato recentemente dalla Soprintendenza di Agrigento, è stato attribuito al genio artistico di Giovanni Portaluni, cavaliere dell’Ordine di Malta. Il quadro proviene dal Convento di S. Angelo. Spiccano nel quadro: oltre alle croci di Malta, un pendente con incastonato un corallo lavorato dalle sapienti maestranze trapanesi. Licata e l’Ordine di Malta sono legati da rapporti di fratellanza fin dal XVI secolo”.

(Foto Fondo Librario Antico FB) 

3 Comments

  1. Licata come porto di mare ha sempre avuto paura di contagi. Severe erano le norme per chi arrivava, soprattutto se da zone sospette di essere infette. La fede in Sant’Angelo, la solerzia dei suoi ammnistratori ed anche la prudenza e la diligenza dei suoi cittadini del passato hanno fatto limitare i danni. Il Signora autore di un’opera manoscritta sul nostro patrono elogia il comportamento esemplare dei licatesi durante l’epidemia di colera del 1837 rispetto ad altri della Sicilia.

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