Un manoscritto, inedito, racconta la vita di Sant’Angelo: lo ha scritto Signora nel 1837

La copertina del manoscritto di Francesco Signora

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C’è un manoscritto, inedito (nel senso che non è stato mai pubblicato) che racconta la vita del patrono di Licata, Sant’Angelo.

Si intitola “Vita e miracoli di Sant’Angelo Martire Carmelitano” ed è stato scritto, tra il 1837 ed il 1838, da Francesco Signora, avvocato, già regio giudice del circondario di Licata. Il manoscritto è custodito presso il Fondo librario antico di Licata, al primo piano dell’ex convento francescano di via San Francesco, ed è consultabile.

Signora, discendente da una famiglia di giuristi e notai, assunse l’incarico di prestigio nella pubblica amministrazione nel 1837, mentre a Licata imperversava il colera. Il manoscritto contiene i fatti salienti della vita del patrono di Licata, i miracoli a lui attribuiti, con i nomi ed i cognomi dei licatesi miracolati nel corso dei secoli, persino il resoconto del giorno in cui la “vara” di Sant’Angelo venne portata in processione a Catania insieme a Sant’Agata.

Oggi si concludono le celebrazioni religiose in occasione dei 325 anni della liberazione di Licata dal terremoto ad opera di Sant’Angelo. Signora nel suo libro racconta anche quell’episodio.

“L’11 gennaio del 1693 – si legge nel manoscritto – un orribile scotimento di terra si intese, il quale molte città, molti borghi, distrusse. In Licata però la porta Sant’Angelo soltanto soffrì disastro, che ne rimase atterrata, quasi che avesse il nostro santo martire addimostrato che l’ira di Dio a sua intercessione, l’avesse attirato sulla porta del suo nome, liberando tutta la città”.

“E perciò nel 1697 una tal porta fu rifabbricata – scrive ancora Francesco Signora – in miglio modo, e a ricordare un tanto avvenimento, vi apposero un’iscrizione”.

Quella porta, come l’intera cinta muraria di Licata, purtroppo non c’è più. Non c’era già nel 1837, quando Signora scrisse il manoscritto. Ed è egli stesso a ricordare che “oggi la porta non esiste più, e colle sue rovine si sono, alcuni cittadini, fabbricate le loro case”.

A Francesco Signora, tra l’altro, la città ha intitolato una via del centro, accanto alla piazza Regina Elena.

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