Un antico dipinto scomparso, cavalieri, nobili e frati: straordinaria scoperta al Fondo Antico

Simbolo dei Cavalieri del Tau

Il Fondo Librario Antico, vero e proprio tesoro della cultura licatese, riporta alla luce un’antica storia di quadri realizzati, e poi scomparsi, di ospedali, di frati e di cavalieri.

Ieri sera, sulla propria pagina Facebook, in esclusiva il Fondo Librario Antico ha pubblicato dei documenti che si riferiscono al quadro del Martirio di San Giacomo, realizzato dal pittore toscano Filippo Paladini, per l’antico ospedale che aveva sede nell’odierna piazza Elena. Un quadro che, ad un certo punto, è “scomparso”, senza essere più ritrovato. La “storia” raccontata dal Fondo si interseca con quella dei Cavalieri di San Giacomo d’Altopascio, detti anche Cavalieri del Tau, con quella di alcune famiglie nobili di Licata, con la cappella del Maenza (ormai distrutta) che si trovava a destra dell’altare maggiore della Madrice.

Ecco cosa scrive, per capitoli, il Fondo Librario Antico. Leggete tutto, è interessantissimo.

“IL MARTIRIO DI SAN GIACOMO APOSTOLO REALIZZATO DA FILIPPO PALADINI: IL CONTRATTO.

Recuperate verso la fine del 2018, vi presentiamo due carte (scritte 410 anni fa) apparentemente insignificanti….
Leggendo questo post, vi renderete conto che tanto insignificanti, queste due carte, non sono…

+++++++++++INEDITO+++++++++++

LICATA, 25 NOVEMBRE 1609.

IMMAGINE 1-2: 
In presenza del Notaio (Melchiorre Iacopinello) e dei testimoni (Marco De Averna e Gaspare Iacopinello) il governatore (Francesco de Averna) dell’Ospedale di San Giacomo (di Altopascio) di Licata, stipula un “pacto” (contratto) con il pittore toscano Filippo Paladini “a farci uno quatro di altura (altezza) di palmi decidotto et menzo et palmi tredeci di largura (larghezza – un palmo corrisponde a circa 26 cm. – IMMAGINE 3) dello Martirio di Santo Jacopo Apostolo in tila (tela) e coluri (colore) con formi detto di Paladini restò di accordio con il Padre Maestro Baldassare Milazzo a suoi Lettere…” (i disegni devono essere conformi a quelli stabiliti tramite corrispondenza) 
Inoltre, il quadro deve essere realizzato dalla stesso artista (non da un allievo) e firmato “manu propria”. L’artista deve realizzare l’opera commissionata in un anno (quindi alla fine del 1610) e deve essere spedita da Mazzarino CL, luogo dove l’artista risiede e finirà i suoi anni nel 1614 (4 anni dopo la realizzazione dell’opera)
Il costo totale dell’opera?
Onze septuaginta (settanta) (un’onza d’oro equivale a circa 180 euro) con la clausola di versare un acconto di onze viginti (venti) il 1 febbraio del 1610 e il resto a opera compiuta.
Altra clausola: la tela deve essere fornita a proprie spese dal governatore dell’Ospedale, Francesco de Averna.

CHE FINE HA FATTO IL QUADRO MENZIONATO IN QUESTO CONTRATTO?

Abbiamo un pò investigato…

Il quadro in questione viene menzionato nel XIX secolo, in un testamento olografo del Marchese Domenico Cannarella…
Verso i primi del 1900, lo storico, prof. Luigi Vitali, su “Licata Città Demaniale” conferma l’esistenza del quadro: “Stette per parecchi secoli sull’altare maggiore della Chiesa (San Giacomo), alcuni anni or sono, a meglio conservarlo fu portato in una Cappella (del Maenza) della Chiesa Madre. Quivi, per mancanza di cura venne vandalicamente deturpato.”
Le ultime notizie che possiamo fornirvi, risalgono al 1937 con una vera chicca inedita.
Recentemente, abbiamo recuperato un giornale di poche pagine (IMMAGINE 4) La Voce di San Paolo – Bollettino Mensile della Parrocchia di San Paolo di Licata” edito a Licata nel Maggio del 1937 ecco cosa scrive il giornalista Angelo Aquilino (IMMAGINE 5): “Meraviglioso quadro di Filippo Paladino(sic) forse il suo migliore capolavoro. I brandelli di esso si conservano sotto un telone nella cappella della Maenza della Cattedrale (Chiesa Madre).
Da allora non abbiamo più notizie…

L’Ospedale San Giacomo d’Altopascio si trovava (ancora oggi sono visibili i resti dell’antica struttura) nei pressi della Piazza Elena, di fronte al palazzo Frangipani (Banca S. Angelo) (IMMAGINE 6).
Oggi, l’Ospedale, sempre con la stessa denominazione, si trova in Contrada Cannavecchia. (IMMAGINE 7)

VI SIETE MAI CHIESTI PERCHE’ L’OSPEDALE DI LICATA PRENDE PROPRIO LA DENOMINAZIONE DI SAN GIACOMO D’ALTOPASSO?

Brevemente…

Altopascio è un comune della provincia di Lucca in Toscana; qui sorsero nel 1050 i Cavalieri di San Giacomo d’Altopascio detti anche Cavalieri del Tau. (Il Tau: forse simbolo della croce, forse simbolo dei picchetti usati dai manutentori dei ponti, forse stampella “ospitaliera” – IMMAGINE 8-
L’Ordine di San Giacomo d’Altopascio, detto Ordine dei Frati Ospitalieri di San Jacopo, è considerato il più antico Ordine assistenziale, caritativo, equestre e religioso dell’era cristiana.

 

Il termine Ospedale e gli Ospedali odierni, derivano dagli Hospitalia, luoghi adibiti all’assistenza, alla cura e al pernottamento dopo una estenuante giornata di cammino. In queste antiche “Stazioni di Servizio” i pellegrini ricevevano anche protezione dagli assalti dei malviventi e acquisivano informazioni prima di rimettersi in cammino al sorgere del sole.
Oltre all’assistenza ai pellegrini i frati-cavalieri di San Giacomo d’Altopascio si occupavano della manutenzione delle strade e curavano anche la costruzione e la manutenzione di ponti.

Nel 1373, I Cavalieri del Tau, da Lucca, furono inviati a Naro (Ag), per coordinare le attività dei loro hospitalia in Sicilia.
L’hospitale di Naro era affidato ai Cavalieri di San Giacomo d’Altopascio da cui dipendeva anche quello di Licata”.

(Foto Fondo Librario Antico FB) 

 

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