Randagismo a Campobello di Licata, Suà: “La re immissione non può avvenire dopo tanti mesi”

Paola Suà

Paola Suà, presidente del Comitato nazionale UGDA (Ufficio Garante Diritti Animali), ha scritto a Giovanni Picone, sindaco di Campobello di Licata, per intervenire circa la re immissione nel territorio di quel centro di cani che in precedenza erano stati accalappiati.

“Un cane conferito in un canile, dopo l’espletamento di tutto l’iter di legge, può essere reimmesso sul territorio unicamente seguendo – scrive Suà – una precisa procedura che impone, oltre alla liberazione sullo stesso territorio di accalappiamento, un lasso di tempo molto breve proprio per evitare che l’animale si abitui a ricevere cibo e cure in un canile e non sia più in grado di sopravvivere autonomamente avendo perso il contatto con il territorio di provenienza”.

“La legge regionale – aggiunge Suà – non affida a improvvisati cittadini di buon cuore, inoltre, l’opera di accudimento del cane reimmesso, ma a soggetti formalmente individuati nella figura di Tutor(s). Da quanto dato sapere i cani reimmessi sul territorio a Campobello di Licata erano detenuti in un canile rifugio da mesi, quindi va da sé che tale re immissione, a mio avviso, non potrebbe che essere ritenuta contra legem, sia per il lasso di tempo intercorso dal conferimento dei cani in canile alla loro liberazione, sia non potendosi risolvere un problema di eventuale sovraffollamento di un secondo canile con un atto in contrasto con  le procedure di legge previste”. 

“Credo che sia doveroso ricordare – scrive ancora Paola Suà – che i soli strumenti di contenimento del randagismo sono la sterilizzazione, il controllo del microchip dei cani padronali, la prevenzione dell’abbandono delle cucciolate private e il controllo di animali – sempre padronali – non sterilizzati, liberi di  vagare sul territorio e di accoppiarsi andando a incrementare in maniera esponenziale il numero dei randagi destinati, il più delle volte, a una tragica fine per investimento, avvelenamento, malattie o fame. I Comuni hanno anche la possibilità di accedere a fondi regionali per il risanamento delle strutture esistenti o la costruzione di nuove, quindi mi permetto di invitare il sindaco di Campobello di Licata a prendere contatto con gli uffici regionali preposti per trovare una soluzione che, da una parte, gli consenta di non dover ricorrere a convenzioni con privati per la gestione del randagismo e dall’altra, a medio termine, di avere un notevole risparmio erariale”.

“Resto a disposizione del sindaco – conclude la presidente dell’Ugda –

qualora mi volesse contattare. Insieme si può e si deve cercare di risolvere un “problema” che squalifica alcune aree d’Italia diversamente meravigliose per bellezza, cultura, ospitalità. I randagi sono le vittime del randagismo, non la causa!”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*