“Quella mattina in casa Sciascia”, Angelo Vecchio racconta il suo incontro con lo scrittore

Vecchio e Sciascia

Cento anni fa a Racalmuto nasceva Leonardo Sciascia, scrittore che ha lasciato il segno nel secolo scorso, ed i cui scritti sono attualissimi.

Abbiamo chiesto ad Angelo Vecchio, giornalista e scrittore licatese, di scriverci un ricordo personale di Sciascia e lui ci ha raccontato, in un breve testo, di quel giorno che andrò a trovarlo a casa, nelle campagne di Racalmuto, insieme al pittore (anch’egli di Licata) Paolo De Caro.

Angelo Vecchio

Senza aggiungere altro, vi proponiamo ciò che Angelo Vecchio ha scritto.

Quella mattina in casa Sciascia

Sono da poco passate le 17 e zampetto sulla tastiera del computer. Ho davanti a me un articolo che ricorda il centenario della nascita di un grande scrittore. Scrivo di Leonardo Sciascia, e con la memoria vado indietro nel tempo, a 50 anni fa. Ne avevo 22.

Mi verrebbe da scrivere minchia, quanto tempo, ma non si può. Si sa, le parolacce non si scrivono.

Arrivo in quella casa di campagna che è appena fuori Racalmuto, con un pittore siciliano che vive a Roma. Ha un omaggio per lui. E’ un ritratto. E’ talmente somigliante che sembra fatto con la macchina fotografica.

Sciascia è cortese e il pittore lo saluta come si fa con una persona importante, ma lo scrittore quasi lo rimprovera.

“No, il maestro è lei. Io sono soltanto un insegnante di scuola elementare”, dice Sciascia al pittore Paolo De Caro, mentre si accende una sigaretta.

Forse è già la ventesima della mattina.

Poi ci fa accomodare in casa.

“Di dove sei?”,mi dice.

La mia risposta è immediata.

“Sono di Licata professore”

“Ah, ho tanti bei ricordi del mare di Licata”.

“Come ti chiami?”

“Angelo, professore”.

“Certo, uno che è di Licata e il patrono è Sant’Angelo, è giusto che porti il suo nome, no?”.

“Già professore. Al mio paese non appena qualcuno pronuncia questo nome ad alta voce, si girano una ventina di persone”.

“’Ngilino, sei simpatico. Mi devi venire a trovare spesso”.

“Certo, professore”.

“Lo sa che ho letto il suo libro “Le Parrocchie di Regalpetra” quando avevo 15 anni. Anzi, a quell’età avevo letto pure “Il sentiero dei nidi dii ragno” di Italo Calvino”.

Gentilissima la risposta di Sciascia, perché lo avevo accostato al grande Calvino. Anche lui è grande, e pure umile.

“Sei pure tu un pittore?”

“No, professore. Sto tentando di diventare giornalista”.

“Bravo, una bella professione. Io scrivo pure per i giornali, lo sai, no?”

“Certo, professore”.

Uno di mezza età entra nel salottino, lui gli fa un segno. Poi, scusandosi, ci dice che deve continuare il lavoro iniziato con quella persona.

“Stavamo correggendo le bozze di un libro”, ci dice lo scrittore.

Io e il pittore lasciamo la casa di Sciascia con la promessa di andarlo a trovare, ma non ci fu mai l’occasione. Ora, l’opportunità per parlare di Sciascia e rievocare quella mattina di 50 anni fa, me la offre il mio amico Angelo Augusto.

Angelo Vecchio

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