Palasport chiuso, Pullara a PD e Guidotto: “Circa le responsabilità facciano nomi e cognomi”

Carmelo Pullara

“Leggo con stupore ed amarezza due interventi sulla chiusura e non fruibilità ad oggi del Palazzetto dello sport “Nicolo Fragapane”. Uno intervento proviene da una società sportiva, la Guidotto storica società di pallamano, l’altro da un partito politico, il coordinamento cittadino del PD. Gli stessi interventi, ingiustamente, a mio modo di vedere, additano quali responsabili l’intera classe politica espressa dalla città di Licata”.

Lo scrive in una nota Carmelo Pullara, capogruppo di Autonomisti e Popolari all’Ars.

“E no!!! – prosegue Pullara -, troppo facile e troppo conveniente! Non bisogna tirare la pietra e nascondere la mano, in questo caso bisogna fare nomi e cognomi! Tra l’altro mi sarei aspettato che questi due interventi fossero effettuati in appoggio alle urla che da diversi mesi, a mezzo di comunicati stampa, lancio affinchè il Comune di Licata e, quindi, Galanti in primis con la sua giunta ed il consiglio comunale, approfitti di una promessa di finanziamento regionale, pari a circa 250.000 euro, per la ristrutturazione del Palazzetto dello Sport.  Basterebbe predisporre il progetto! Progetto, che quando Galanti ha deciso di interrompere la collaborazione con la Regione, che oggi lo vede invece vagare, accompagnato per assessorati da componenti della giunta e consulenti, era in preparazione e che prevedeva nelle more l’affidamento della gestione ad una società sportiva, con l’accordo di tutte le altre, che nell’immediato avrebbe potuto contare su un finanziamento privato”.

“Procedimenti, entrambi, – continua Pullara – che il Galanti interruppe senza una motivazione, quanto meno a mia conoscenza. Mi sarei aspettato che la Polisportiva Guidotto, ma anche le altre facessero questa domanda o si ponessero il problema non a ridosso della ripresa delle attività ma con largo anticipo chiedendo conto e ragione a Galanti, alla giunta e al consiglio comunale sul perché non approfittassero di quanto da me annunciato per rendere fruibile il palazzetto. Ma la cosa che mi fa più specie, è l’intervento del PD che in consiglio comunale conta un consigliere. Sulla vicenda non mi pare abbia mai speso una parola ovvero posto in essere un atto anche lui, chiedendo conto e ragione del perché le urla dell’onorevole Pullara su una promessa di finanziamento non venissero prese in considerazione e ciò aldilà delle appartenenze, perché il bene di Licata non appartiene ai partiti o alle correnti di questo o quell’onorevole ma ai licatesi. Quindi, la società sportiva Guidotto così come le altre indirizzino le proprie proteste ai politici che ne hanno la responsabilità facendo nomi e cognomi ovvero incarichi”.

“Mentre il PD – conclude il deputato licatese – lasci perdere le piazze, peraltro pericolose in questo periodo contingente, e si dedichi ad una maggiore attività in consiglio comunale volta alla vigilanza, l’indirizzo e l’ispezione non solo sul tema palazzetto ma anche su altri per esempio: lo stato dei  conti del comune, la gestione dei rifiuti e sue assunzioni, le mancate predisposizioni di progetti con possibile perdita di finanziamenti, il conferimento di incarichi di supporto tecnico a favore di consulenti del comune da parte di società private che investono sul Comune di Licata, le alienazioni, l’elevata evasione delle tasse comunali, sul degrado della città invasa dalle erbacce che sembrano alberi sui marciapiedi e ai bordi delle strade, la gestione del canile con i costi conseguenti, e potrei continuare all’infinito”.

“Non tutti i politici siamo uguali o sono uguali, – conclude Pullara – io sono diverso, nel bene o nel male, e distinto dalla classe politica che oggi amministra Licata, seppur,  sento tutta la responsabilità ed il peso di avere determinato l’elezioni di Galanti, a sindaco di Licata in uno a 19 consiglieri comunali, di cui per molti di loro provo vergogna politica, per i quali non finirò  mai di chiedere scusa alla città, ma purtroppo le persone, seppur conosciute da anni o decenni, la vita mi ha insegnato che non si finiscono mai di conoscere, come quando si tratta di un divorzio”.

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