Blitz “Assedio”, i carabinieri: “In un magazzino avvenivano summit ed incontri segreti”

Conferenza stampa CC

E’ scattato alle 3 della notte scorsa a Licata, e nella vicina Campobello di Licata, il blitz antimafia “Assedio”, che ha visto all’opera oltre 100 carabinieri, un elicottero e le unità cinofile.

“La vasta operazione – si legge nel comunicato stampa dell’Arma – è il frutto di una complessa e prolungata indagine dei carabinieri della compagnia di Licata, iniziata nell’ottobre del 2017. L’inchiesta è stata svolta con le più sofisticate tecnologie di intercettazione telefonica ed ambientale, con sistemi di localizzazione satellitare e, soprattutto, con un’instancabile attività di indagine vecchio stile, fatta di pedinamenti e servizi di osservazione”.

A proposito delle intercettazioni, il colonnello Giovanni Pellegrino, comandante dei carabinieri della provincia di Agrigento, nel corso della conferenza stampa di oggi ha detto che “conversazioni sono state registrate in un deposito, frequentato da Angelo Occhipinti (considerato il reggente della famiglia di Licata), in cui si tenevano summit ed incontri operativi. Molti incontri sono stati anche filmati. Nel magazzino – ha aggiunto Pellegrino – era stato installato un jammer, strumento utilizzato per disturbare le frequenze e perciò ostacolare le intercettazioni. Gli indagati perciò parlavano liberamente, pensando di non essere ascoltati. Invece i carabinieri hanno registrato lo stesso le conversazioni, ora agli atti delle indagini, mentre altre stanno per essere decrittate”.

“Dalle indagini emerge – ha aggiunto Pellegrino – come l’organizzazione esercitasse una sorta di controllo del territorio, quasi parallelo a quello che compete alle istituzioni. Siamo riusciti a smantellarlo”.

“Emblematici della sensibilità del territorio alla capacità di intimidazione – si legge ancora nel comunicato stampa dell’Arma – dell’organizzazione, sono stati tre distinti episodi registrati dai carabinieri: In un caso è infatti emerso che un noto gioielliere licatese, dopo avere ricevuto una busta contenente cartucce, ha subito chiesto protezione al reggente della famiglia mafiosa e, solo successivamente, ha denunciato l’episodio alle forze dell’ordine”.

“In un secondo caso, – aggiungono i militari – addirittura un ex consigliere comunale di Licata, al quale era stato rubato un ciclomotore, si era rivolto al capo clan, al fine di potere ottenere rapidamente la restituzione del mezzo. Infine – prosegue il comunicato stampa – in un terzo caso un soggetto dedito ai reati predatori, chiedeva ed otteneva dal capo mafia l’autorizzazione ad effettuare un furto all’interno dell’abitazione di una donna, ritenuta in possesso di un considerevole quantitativo d’oro”.

“Il nostro – ha aggiunto il capitano Francesco Lucarelli, comandante della compagnia carabinieri di Licata, nel corso della conferenza stampa – è stato un lavoro di squadra, condotto con spirito di abnegazione. La notte scorsa – ha aggiunto l’ufficiale – nel corso delle perquisizioni eseguite nel corso del blitz per i fermi, abbiamo rinvenuto il jammer utilizzato per cercare di bloccare le intercettazioni, ma anche 30.000 euro in contanti nella disponibilità dei soggetti indagati. Su questi sequestri eseguiremo ulteriori approfondimenti di indagine”.

Infine, il colonnello Pellegrino ha sottolineato “i contatti tra Occhipinti e Giuseppe Puleri, considerato esponente della famiglia mafiosa di Campobello di Licata”.

 

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