Nuovo presidente del Tre Sorgenti, Picone e Malluzzo: “Nomina inopportuna, sia ritirata”

Gianni Picone

Il sindaco di Campobello di Licata, Gianni Picone, ed il consigliere comunale di Palma di Montechiaro Salvatore Malluzzo, ritengono “inopportuna” la nomina di Jessica Lo Giudice a presidente del consorzio delle Tre Sorgenti.

“Si dice che “gli assenti hanno sempre torto” – scrive Gianni Picone – ma questo non toglie che io abbia il diritto e il dovere di comunicare che ritengo inopportuna tale nomina. Non certo per la preparazione e le doti della dottoressa Lo Giudice, che saranno senz’altro eccellenti, ma quanto per il fatto che la stessa risulta essere la cognata del sindaco di Palma di Montechiaro. É chiaro a tutti che la terzietà richiesta al presidente del Consorzio, rispetto alle posizioni dei singoli comuni, possa essere messa a dura prova da un rapporto di parentela così stretto. Inoltre, in un momento di così grave crisi, si dà un pessimo segnale ai cittadini se, nell’indicare ruoli di responsabilità, gli esponenti politici locali scelgono nella cerchia dei loro parenti stretti”.

Secondo Salvatore Malluzzo “la nomina della cognata del sindaco, la dottoressa Jessica Lo Giudice, di cui non metto in dubbio le qualità, i suoi titoli di studio, risulta essere oltre che inopportuna, uno – mi si consentirà di utilizzare questo termine – “schiaffo” al concetto di etica pubblica. Sarà mia cura, attraverso gli strumenti che il ruolo di consigliere comunale mi affida, attraverso gli atti di sindacato ispettivo, andare fino in fondo sulla vicenda, analizzare se il tutto risulta essere incentrato sul rispetto delle norme. Il sindaco Castellino, proponga al CDA del “Tre Sorgenti” – conclude Malluzzo – il ritiro della nomina di sua cognata come presidente”.

Sulla questione è intervenuto anche l’ex assessore comunale di Licata Antonio Pira, ma da un altro punto di vista.

“Nonostante Licata detenga la maggiore quota azionaria del “Tre sorgenti”, la presidenza è andata al Comune di Palma di Montechiaro, che detiene – scrive Pira – solo il 17%, mentre Licata e Canicattì detengono oltre il 50%. Complimenti”.

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