Nel 1660 venne scoperta una lapide dell’antica Gela, ritrovati i ora i documenti di quel tempo

Lapide greca

E’ una scoperta eccezionale, quella del Fondo Librario Antico, diretto da Angelo Mazzerbo.

Tra i numerosissimi documenti custoditi al primo piano dell’ex convento di San Francesco (ora scuola media “De Pasquali”), ne è stato rinvenuto uno del 16 aprile 1660 che “racconta” il ritrovamento di un’antica tabella in pietra.

“Abbiamo trovato documenti inediti eccezionali, che ancora non possiamo mostrare – si legge nel post pubblicato sulla pagina Facebook del Fondo – e uno di questi (che ripetiamo non mostreremo) riguarda il ritrovamento dell’ iscrizione Kaibel 256 che prende il nome dal famoso filologo tedesco George Kaibel. Questa iscrizione, che rappresenta un decreto del senato geloo che premia il Ginnasiarca (maestro della palestra), per la bravura dimostrata nell’istruire i suoi giovani allievi, anch’essi premiati per essersi distinti nelle attività del Ginnasio, fu rinvenuta fortuitamente nei pressi del Castel Sant’Angelo e oggi fa bella mostra di sé al Museo Archeologico Regionale di Licata”.

Ecco la trascrizione integrale del documento:

“LICATA , 16 APRILE 1660

(***trascrizione integrale del documento tratto dal Serrovira/Avila – Storia di Licata XVII-XVIII-XIX secolo; tutte le abbreviazioni sono state sciolte) IMMAGINE 5.

“… “… Fu la sopranotata lapide di questo modo ritrovata. Non cessano i curiosi di cavare (estrarre) giornalmente in molte parti di questo Monte D’Alicata per scoprire, e ritrovare sotto le ceneri e rovine della già destrutta (distrutta) Città di Gela (alcuni la identificano in Licata altri no), alcuna cosa degna, e memorabile come sono medaglie, vasetti cose d’Oro, ed argento, ed altre, quando al 16 del mese di Aprile dell’anno 13(esima) Indizione 1660 giorno di Vennerdì (sic) ad ore 20 dell’Horologio italiano (ora italiana) Giovanni Rivela Alicatese (di Licata) passando vicino della torretta nominata Santa Barbara sotto il Castello S. Angelo, scoprì poco lungi di essa per la parte che riguarda l’Occidente la punta superiore di quella, stando tutto il resto sotto terra. Attese il Rivela con ogni diligenza a cavarla (estrarla) fuori, e vedendo in quella alcuni caratteri, s’accese maggiormente la curiosità a voler sapere che cosa ella fosse. Onde con molto travaglio, e sudore disotterrandola ritrovò essere tabella et inscrittione d’antichissimo Magistero, longa quattro palmi, e due terti (terzi), e larga un palmo, scritta nella forma già detta di caratteri greci. Stimò (reputò) egli, e prudentemente essere cosa di farne stima (valutazione monetaria), e di non lasciarla quella notte all’indiscrettione villanesca (curiosità dei contadini), portandola con l’aggiuto (aiuto) di Emanuele di Filippe (Felipe) spagnuolo, soldato stipendiato del Castello S. Angelo, il quale sovrasta alla detta Torretta di Santa Barbara, nel castello da dove poscia(dopo) sul matino(sic) (verso il mattino) trovai haversi d’ordine di Don Girolamo De Niebes castellano d’ambedue i castelli, portata in questo vicino del Mare(Castel san Giacomo)e mesa(sic) (messa) nel corpo di guardia per stare esposta alla vista d’ognuno e fatta limpia (pulita) d’ogni bruttura s n’estrasse l’esemplare in greco che da(dai) periti in quello idioma(lingua) nella riferita forma si legge..”.

(Foto Fondo Librario Antico FB) 

 

1 Comment

  1. Del suo rinvenimento furono subito informati i Giurati della città. L’importante scoperta cade in un momento in cui è acceso il dibattito sul vero sito di Gela, conteso tra Licata e Terranova (l’attuale Gela). La lapide viene trasferita al Castel San Giacomo, monumento simbolo della Città, e murata nel corpo di guardia tra due teste di efebi, ritrovati insieme alla lapide. I Giurati per esaltare le glorie del passato di Licata ne fecero fare una tabella con la traduzione e la posero presso la casa giuratoria (municipio) a perenne ricordo.

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