In che condizioni erano le mura di Licata alla fine del ‘500? Lo ha scoperto il Fondo Antico

Alicata

In che condizioni erano le mura difensive della città di Licata dopo il sacco franco – turco del 1553? A scoprirlo è stato il Fondo Librario Antico, diretto da Angelo Mazzerbo, scoprendo carte del 1589 relative alla relazione che l’ingegnere Orazio Del Nobile aveva redatto dopo avere fatto un sopralluogo delle mura di Licata, controllandole metro per metro.

“Ultimo appuntamento prima della pausa (dai social) estiva che farà felici – scrive il Fondo Librario Antico sulla propria pagina Facebook – archeologi, storici, grafici informatici, architetti e semplici appassionati…
Questa settimana vi mostriamo cinque carte “sciolte” del XVI secolo che si trovavano “occultate” all’interno del piatto anteriore (riciclate sicuramente per rinforzarlo) della coperta di un libro del XVIII secolo. Le carte, che necessitano di un importante intervento di restauro documentano tutti gli sforzi fatti degli amministratori del passato per dare decoro e sicurezza a una città devastata e profondamente ferita dal sacco turco-francese del 1553”.

“Erano passati trentasei anni – aggiunge il Fondo – da quel nefasto avvenimento e la nostra città doveva ancora ottenere dal Regno il risarcimento per i danni subiti (in virtù di una legge di Pietro II d’Aragona che metteva a carico del Regno le perdite subite da una città invasa da una flotta composta da cinquanta imbarcazioni e più).

La relazione redatta dall’ingegnere del regno “Orazio del Nobile” è molto importante per diversi motivi: innanzi tutto sull’attività dell’ingegnere non si conoscono moltissimi documenti (a carattere regionale); inoltre questa relazione ci dà testimonianza della condizione, metro per metro, anzi canna dopo canna, di tutta la struttura difensiva della Città di Licata e dei miglioramenti che si intendevano apportare, contenendo la spesa. 
Nella relazione, il del Nobile, “rimprovera” i capi mastri e i deputati alla manutenzione delle fortificazioni della Città di Licata, per aver “gonfiato” troppo i preventivi di spesa e per aver trovato soluzioni giudicate inutili e dispendiose in una loro precedente relazione presentata il 15 marzo del 1589. La relazione è del 23 Giugno 1589 (Palermo)”.

“La relazione è molto lunga – aggiunge il Fondo – pertanto vi diamo soltanto la trascrizione della carta finale che parla della realizzazione di un “forte sopra la montagna da costruire” e fornisce informazioni sul numero di nuclei familiari (fuochi) che abitavano la montagna 5 secoli fa, circa…

“… o sei mila scudi a fare una torre grossa e forte sopra la montagna di ditta Citta dove potessero stare doi colombrine, le quali farriano molto piu effetto che non fatutta lartigliaria dila robba et del forte et dela Citta emetterrà pinziero a ogni grossa squadra di galere (imbarcazioni) acostarci e serìa il salvamento di quella Citta edi altre habitazione che sonno in montagna che fra case e grotte sonno da quatro cento fochi
e questo e quanto mi occorre…”.

 

 

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