Il blitz contro il caporalato: “Operai pagati 3 euro l’ora, ma i guadagni superavano il milione”

Controlli notturni dei carabinieri

C’erano due donne, secondo l’accusa, a capo del gruppo che reclutava lavoratori dell’est europeo e li impiegava soprattutto nelle campagne di Campobello di Licata, Naro e Canicattì, pagandoli pochi euro l’ora.

I dettagli del blitz dei carabinieri, che ha portato al fermo di otto persone, sono stati resi noti nel corso della mattinata, durante una conferenza stampa in Procura ad Agrigento, coordinata dal procuratore capo Luigi Patronaggio.

I fermi sono stati eseguiti nei confronti di italiani e stranieri. Si tratta di: Veronica Cicokova e della madre residenti a Campobello di Licata; il palmese Rosario Ninfosì, Emiliano Lombardino di Porto Empedocle; Rosario Vasile di Campobello di Licata, Giovanni Gurreri di Agrigento e Nicola Stan, 29 anni, residente a Campobello. 

Le accuse rivolte, a vario titolo, agli otto sono: associazione per delinquere finalizzata alla illecita intermediazione ed allo sfruttamento del lavoro, nonché di violazione delle disposizioni contro l’immigrazione clandestina.

Secondo l’accusa i lavoratori arrivavano soprattutto da Ucraina e Moldavia, con permessi turistici. Nell’agrigentino venivano ospitati in case messe a disposizione dell’organizzazione, a 100 euro a posto letto al mese. Poi, anche in 40, venivano stipati su dei furgoni, portati nelle campagne e pagati 3 euro all’ora.

A fronte di questa paga irrigua, secondo l’accusa il guadagno per l’organizzazione superava il milione di euro a stagione.

Sempre secondo carabinieri e magistrati, le condizioni di lavoro degli operatori erano tutt’altro che facili. Sarebbero stati costretti a stare in piedi per molte ore, per raccogliere uva o pesche, senza fare pause e senza la possibilità di sedersi. Lavoravano per 10 o 12 ore al giorno, controllati ed intimoriti dai “caporali”.

L’indagine, denominata “Ponos”, è stata condotta dai carabinieri del comando provinciale di Agrigento e da quelli del nucleo ispettorato del lavoro, coordinati dal procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio e dal sostituto Gloria Andreoli.

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