I ristoranti licatesi restano al top della cucina italiana, a consigliarli è anche Identità Golose

Identità Golose

La cucina licatese rimane al top. A certificarlo è Identità Golose, importante portale italiano di enogastronomia, che nell’articolo “I ristoranti dell’estate: in Sicilia tra Siracusa e Ragusa, fino a Mazara”, inserisce due ristoranti licatesi tra le mete da non perdere.

Ed a chi ama mangiare bene, nel caso di Licata a livelli di eccellenza, Identità Golose consiglia La Madia, ristorante due Stelle Michelin dello chef Pino Cuttaia, e l’Oste e il Sacrestano, ristorante dello chef Peppe Bonsignore.

Ecco come, vengono descritti i due ristoranti.

“L’eccellenza, diceva Aristotele, non è un atto ma un’abitudine. La Madia continua a essere teatro di meraviglie confermandosi uno dei templi sacri dell’alta cucina italiana e l’ispiratissimo Pino Cuttaia, da tempo eminenza consolidata della ars coquinaria contemporanea, appare in una smagliante forma creativa ed esecutiva”.

“Per l’ospite – scrive ancora Davide Visiello descrivendo La Madia – è un viaggio che inizia nell’elegante sala, tra legno chiaro e scene quotidiane: il punto di partenza resta l’ingrediente di stagione e di territorio, il ricordo e il racconto diventano spinte propulsive, un’impeccabile sapienza tecnica si fa regola di trasformazione e i piatti risultati straordinari sempre ad effetto, comprensibili e in perfetto equilibrio. Tra imperdibili must ed emozionanti novità si snoda la proposta gastronomica della carta”.

La Madia, come è noto, insieme al Duomo di Ciccio Sultano, è il ristorante che in Sicilia ha da tempo guadagnato le due Stelle Michelin. Proprio nei giorni scorsi, tra l’altro, ha ospitato Massimo Bottura, “re” degli chef italiani, il cui ristorante La Francescana è stato insignito, nel 2016 e nel 2018, come con il titolo di migliore al mondo.

Ed ecco cosa Identità Golose, a firma di Stefania Lattuca, scrive de “L’Oste e il Sacrestano”: “Varcando la soglia del ristorante L’Oste e il Sacrestano ti immergi nella Sicilia più autentica, verace e prorompente. L’oste Peppe ti guida con modestia e discrezione alla scoperta dei suoi piatti, delle tradizioni autoctone e delle materie prime, che manipola con naturalezza, assoluta padronanza e competenza tecnica. Per lo chef la cucina è quasi una tela, una trama da tessere secondo l’ispirazione e il dono che la terra oggi ti ha dato. Terra e mare coesistono in perfetta simbiosi nel suo fare cucina, tradizione, territorio e passione che si traducono in un concetto di cucina viva, espressa, intrisa di cultura e coscienza popolare. E’ lo chef stesso – si conclude l’articolo – che ti porta i piatti al tavolo, e te li descrive con pathos e sapienza. Il tasting menù “Peppe fai tu” lascia libero arbitrio all’estro dello chef e all’autorevolezza della materia prima. La perfetta trasposizione del mare che vira verso la terra esprime l’antipasto

1 Comment

  1. Ciao chi vi scrive un Licatese trapiantato a Milano da 41 anni
    Ogni tanto quando il lavoro me lo permette vado nella città natia.
    Sono consapevole di essere di parte, comunque come si mangia da noi e poi la pasticceria secondo il mio parere non ha eguali.si mangia bene anche nelle altre regioni, ma lasciatemelo dire Amo la mia città

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