“I battelli lasciano a terra i passeggeri”, nell’800 la protesta del sindaco di Licata contro i Florio

Compagnia di navigazione Florio

C’era un tempo in cui (ma scrivendo questo non riveliamo certo alcun segreto) il porto di Licata era floridissimo, sia per l’imbarco dello zolfo, sia perché alcuni battelli collegavano, via mare, la nostra città con Agrigento e Palermo e molti li utilizzavano per raggiungere questi due centri, ma anche altre città siciliane.

Al Fondo Librario Antico, diretto da Angelo Mazzerbo, ieri hanno scoperto un’altra “chicca”. Due lettere, del 1864 e dell’anno successivo, che costituivano un esposto del sindaco nei confronti della compagnia di navigazione Florio.

“I Florio – si legge nel post del Fondo Librario Antico – furono i più grandi armatori siciliani del XIX secolo, i primi che collegarono la Sicilia con il continente, i primi ad attivare le rotte transatlantiche tra la penisola italiana e il Nord America con servizi regolari di linea. La città di Licata (in questo periodo ancora senza porto) venne scelta come scalo dalla Compagnia di Navigazione fondata da Vincenzo Florio per la movimentazione di merci (zolfi e prodotto agricoli) e persone, dalla costa meridionale della Sicilia verso la linea di ponente (Girgenti – Sciacca – Marsala – Palermo)”.

Ed andiamo ai due, importanti, documenti pubblicati ieri sera per la prima volta, in esclusiva, dal Fondo Librario Antico.

“Sono due comunicazioni di “protesta” inviate al Ministro dei Lavori Pubblici da parte del sindaco di Licata, Gaetano Giganti. La protesta si basava – scrive ancora il Fondo – sulla persistente (secondo il sindaco di allora) inosservanza del contratto da parte della compagnia dei Florio, inosservanza dell’orario di sosta e partenza che senza preavviso veniva anticipata, lasciando sulla banchina merci e persone provviste di biglietto; mancanza di un porto sicuro e adeguato alla enorme movimentazione di zolfi. Delle due lettere, come ormai consuetudine, vi forniamo la trascrizione integrale, ricordandovi che esse sono indirizzate: la prima al Ministro dei Lavori Pubblici, la Capitale D’Italia era “Torino” (1864), la seconda sempre al Ministro dei Lavori Pubblici ma con Capitale D’Italia “Firenze” (1865)”.

Riportiamo integralmente le due lettere pubblicate ieri sera dal Fondo Librario Antico.

“LICATA, 17 NOVEMBRE 1864
A fine a richiamare debiti provvedimenti e il sottoscritto sindaco sull’istanza di vari cittadini sommette all’ E.V. che il giorno 16 corrente il comandante del piroscafo postale della compagnia dei signori Florio proveniente da Siracusa, contravveniva a danno del pubblico servizio e del commercio del paese all’orario stabilito nel contratto di appalto mentre invece di farlo dimorare in rada un’ora completa solo stette un 35 minuti a quanto venne assicurato dall’Ufficiale Regio di Marina, da cui si chiesero le opportune informazioni.
Nè può addursi a giustifica il pericolo al quale poteva trovarsi esposto dimorando sull’ancora, giacchè è provato dal fatto costante che altri legni di minore portata compivano in quel momento le operazioni d’imbarco di zolfo le quali continuarono sino alle 12. a.m.
Ora avendo l’infrazione indicata prodotto che taluni di biglietto d’imbarco i quali doveano trasferirsi a Palermo a Girgenti ed ad altri punti, restarono a terra con grave discapito dei loro interessi, chi scrive ad impedire che si replicassero gl’inconvenienti, supplica l’E.V. a volere disporre non darsi più luogo a mancanza, provvenendola esser tutt’affetto arbitrario al fatto cui è cenno.

LICATA, 12 MAGGIO 1865
Eccellenza,
Uno degli atti più benefici che compiva il governo del re appena assumeva il libero voto dei popoli lo chiamava a reggere i destini delle province Siciliane, fu quello di dare quel tanto sviluppo desiderato da tanti anni al commercio dell’isola. Si concedeva perciò alla Compagnia dei Signori Florio l’appalto dei viaggi settimanili dei vapori postali intorno alla Sicilia ed uno dei punti della costa meridionale che fu stabilito dover toccare, fu appunto Licata, città dai sottoscritti amministrata come fra le più interessanti per commercio e per agricolo sviluppo. Però il difetto d’un porto in questa rada e la brevità della fermata del Vapore, spesso impedìsce l’mbarco e il disbarco delle merci.
Avviene dunque che sovente si rende effimero siffatto vantaggio, con grave discapito del Commercio e del valore dei prodotti soggetti a deperimento o alla momentanea variazione di prezzo.
Ora in vista di tutto quanto gli scriventi hanno avuti il bene di sommetterle, pregano l’E.V. A far opera che nello scopo d’ invoglliare il Commercio dell’ isola sia disposto un doppio viaggio alla settimana dei Vapori cui è cenno, a fine di ottenere che invece di eseguire sette approdi in un solo viaggio con fugaci stazioni, potessero con due renderne tre o quattro di più lunga durata che possano dar tempo alle operazioni commerciali.
Si augurano i sottoscritti che l’E.V. Scontrata dell’importanza della dimanda vorrà secondare i loro voti che mirano al miglioramento del Commercio e dell’industria dell’isola”.

 

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