“Ha violentato una mendicante cieca”, ma 400 anni fa. La nuova scoperta del Fondo Antico

Alicata

Le “Storie di carta” del Fondo Librario Antico, diretto da Angelo Mazzerbo, ci riportano indietro stasera, di oltre 400 anni. Andiamo direttamente al 1613.

Grazie alle continue ricerche negli antichi documenti custoditi al primo piano dell’ex complesso conventuale di San Francesco, è stato scoperto un incartamento che racconta di un grave reato: la violenza sessuale commessa ai danni di una mendicante cieca. Sono i giurati (amministratori) di Licata a descrivere la vicenda in una  lettera inviata al vicerè di Sicilia.

A macchiarsi del delitto era stato un “alario” (dipendente, collaboratrore) dell’allora vescovo di Agrigento.

“Questa settimana – si legge  nel post pubblicato sulla  pagina Facebook  del Fondo Librario Anhtico – ci occuperemo di fatto di cronaca nera che, nel 1613, ha destato molto sconcerto a Licata sia per l’efferatezza del crimine sia per il ruolo ricoperto dal colpevole. Abbiamo infatti “intercettato” una comunicazione inviata al Vicerè Don Pedro Téllez-Girón, III Duca di Ossuna dai Giurati di Licata, Don Cesare Gaetano, Paolo D’Avila e Marco D’Averna. In breve: un alario (dipendente – collaboratore) del vescovo di Agrigento ha violentato una donna pura, mendicante e cieca. Per la gravità del delitto commesso e per l’incarico ricoperto dal colpevole (che è stato tratto in arresto dal Vicario del Vescovo) il Capitano di Giustizia di Licata, ha chiesto anche al Vicerè di rivedere il numero di alari vescovili presenti nella Città di Licata”.

Ecco la trascrizione integrale di quell’atto, pubblicato dal Fondo Librario Antico.

“LICATA, 8 SETTEMBRE 1613. Illustrissimo Excellentissimo Signore

Perche uno delli alarii di monsignore vescovo di Girgenti che risiedeno in questa Città presi ad una povera donna mendicatrice chieca che era vergine la violao et ci levao l’honore et per essere alario se li ha preso il vicario di questa citta et il capitano, havendo avuto tal notitia, subbito incomenzo a prendersi li Informattioni et sta In detta Captura et parendomi essere caso brutto si habbiano voluto avvisare a Vostra Excellencia afinche dea ordine à questi alarii poi che ci ni sonno poco meno di dieci quali e numero superfluo, Vostra Excellencia potrà dare ordine et determinare il numero di detti alarii et per fine restamo pregando nostro signore per il felice stato di Vostra Excellencia li eccellentissime mani Humilmenti baciando. In La Licata 8 settembre 1613.

Di Vostra Excellencia Humili Servitori

Don Cesare Gaetano

Paolo D’Avila

Marco D’Averna”.

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