Determinazione e lavoro. Salvatore Peritore, licatese che negli States ha “trovato l’America”

E’ proprio una bella storia quella di Salvatore Peritore, 80 anni, licatese, ultimo di 6 fratelli, che negli Stati Uniti ha “trovato l’America”.

Imbarcatosi ragazzino su una nave per Genova, ha trascorso un breve periodo a Cuba prima di approdare a Brooklin. Dopo un paio di anni di grande difficoltà ha iniziato a lavorare nella pasticceria Alba e poi dal licatese Salvatore Nogara. Ha imparato il mestiere, nel ’64 si è sposato con una signora calabrese da cui ha avuto due figli. La svolta è arrivata quando, e ciò è quasi incredibile considerato che proveniva dalla Sicilia, ha iniziato a lavorare, sempre a New York, nella pasticceria danese Lunds.

E’ una bella storia, dicevamo all’inizio, di chi ce l’ha fatta. Di chi si è ammazzato di lavoro per tanti anni, senza mollare mai, ma riuscendo a guadagnare una solida posizione economica che gli consente di vivere agiatamente negli States. Al pari di tanti altri siciliani, emigrati, ci ha creduto sempre e la vita lo ha ripagato.

“Quando ho deciso di rilevare la pasticceria Lunds il titolare – racconta Salvatore Peritore – mi ha detto che nel giro di sei mesi se la sarebbe ripresa. Ho dovuto vendere tutto ciò che avevo per acquistare la pasticceria, ma ne è valsa la pena. Lavoravo, io e l’equipe che avevo mantenuto, tantissimo, ma i risultati sono arrivati subito”.

Salvatore Peritore, che in Italia ha ancora dei fratelli in vita ed ogni due anni circa torna a trovarli, è un fiume in piena. Uno di questi, Angelo, scomparso alcuni anni fa, a Licata aveva una pasticceria in via Cacici.

“La soddisfazione maggiore nel mio lavoro è arrivata – racconta – quando è venuta in visita a New York la regina di Danimarca. Era il 1977, alla sovrana fecero assaggiare i dolci della mia pasticceria danese e mi fece tanti complimenti. L’indomani, senza rivelare la sua identità, arrivò in pasticceria Mimì Sheridan, un’importante giornalista del New York Times. Assaggiò i miei dolci, li trovò buonissimi ed il giorno dopo pubblicò un gran bell’articolo sul suo giornale. Immediatamente ricevetti l’ordine di una catena di grandi magazzini newyorchesi ai quali, da quel giorno in poi, iniziai a fornire non meno di 3.000 euro di dolci al giorno”.

Tanto, tantissimo lavoro.

“Lavoravo – conferma Salvatore Peritore – 7 giorni su 7, non c’erano ferie, o vacanze. Pensate che a Natale, o durante le feste, per accogliere le ordinazioni di tutti poteva capitare di rimanere in piedi per 78 ore di fila, senza soste. Una faticaccia”.

Venti anni fa Salvatore Peritore ha deciso di smettere. Ha venduto la pasticceria ad un italiano, pretendendo però che nessuna delle persone che lavoravano con lui fosse licenziata.

Da 12 anni ha lasciato New York e si è trasferito, con tutta la famiglia, in Florida. Ogni due anni, circa, torna a Licata.

“Torno sempre volentieri – dice – nella terra in cui sono nato e dove ci sono ancora i miei parenti. Anni fa ho comprato casa a Licata, sono felice quando torno. Ai giovani posso dare un consiglio: credete sempre nei vostri sogni, lavorate tanto, non mollate mai. Qui negli States, per chi ha tanta determinazione, le condizioni per fare bene ci sono ancora”.

Per questa intervista ringraziamo Gianni Schembri, licatese che da tanti anni risiede a Bergamo, che dopo circa 40 anni e grazie alla Rete, ha conosciuto Salvatore Peritore, suo zio, e ci ha segnalato la storia di questo licatese che ce l’ha fatta.

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