“Buona scuola”, Pullara: “In Puglia vinti i primi ricorsi contro la riforma del governo Renzi”

Carmelo Pullara

“Oggi finalmente i primi ricorsi vinti contro il Ministero della Pubblica Istruzione a favore dei docenti che – coraggiosamente – hanno rivendicato i propri diritti calpestati. I primi hanno vinto in Puglia. Ed è solo l’inizio della rivincita. Perché fioccheranno i risarcimenti e i ritorni alla base. Auspico nel frattempo un governo illuminato che faccia le dovute correzioni ad errori che hanno separato famiglie e creato disagi psicologici ed economici non indifferenti”.

A sostenerlo, in una lunga nota, è Carmelo Pullara, intervenendo sulla riforma cosiddetta “Buona scuola”.

“Con la mobilità straordinaria 2016 del governo Renzi – rileva Pullara – gran parte dei docenti sono stati trasferiti dal sud al nord a causa del contingente esiguo numero di posti nel meridione. Un esodo che ha costretto le famiglie a separarsi. Il bivio: o questo, o niente. Molti docenti, ormai non più giovanissimi, con famiglia e una posizione sociale consolidata, sono stati costretti a lasciare la propria terra per inseguire il tanto agognato ruolo. Anche a 1600 km dalla terra d’origine. Immissione in ruolo che il Governo non ha regalato, ma che è stato frutto di anni e anni di precariato nella provincia d’appartenenza”.

“Beffarda la riforma scolastica e la famigerata legge 107, beffardo il destino degli insegnanti della “buona scuola”. Volete l’immissione in ruolo?  Eccola. Su scala nazionale. La sede – aggiunge Carmelo Pullara – la scegliamo per mezzo di un sistema informatico che utilizza il famoso algoritmo impiegato per le immissioni in ruolo e per la mobilità docenti 2016, con un conseguente smistamento di docenti (padri e madri di famiglia) nei posti più disparati d’Italia, a chilometri di distanza dalla famiglia. Eppure le soluzioni alternative a questo scempio c’erano, ma non si sono volute abbracciare. Più  volte infatti le parti in causa hanno suggerito alternative a questo esodo forzato e selvaggio: l’introduzione del tempo pieno anche al sud; la diminuzione del numero alunni per classe (basta alle classi pollaio!); ritorno al modulo (via insegnante prevalente); l’introduzione dell’insegnamento della lingua inglese anche nell’infanzia (primo passo per l’entrata reale – e non fittizia – in Europa)”.

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