Anno 1624: nel monastero dei Cappuccini, San Michele Arcangelo guarisce un frate malato

San Michele Arcangelo

Il portale Aleteia (pubblicazione on-line di informazione, in otto lingue (inglese, francese, portoghese, spagnolo, italiano, arabo, polacco e sloveno) ha pubblicato oggi una bella storia che riguarda Licata, una storia di quattro secoli fa, la storia di un miracolo.

La storia riguarda San Michele Arcangelo, Principe degli Angeli, ed il miracolo compiuto nel lontano 1624 proprio nella nostra città, nel monastero dei Frati Cappuccini, poi diventato (fino agli anni ’70) l’ospedale San Giacomo d’Altopasso, in via Santa Maria.

Ebbene, secondo il racconto di Aleteia, nel monastero viveva fra Francesco, che faceva l’infermiere. Una sera il religioso dimenticò la ricetta del medico che prescriveva un farmaco che uno dei frati del convento, molto malato, avrebbe dovuto assumere.

Era tardi, le porte del monastero erano ormai chiuse e non si poteva più uscire. Allora, secondo il racconto del portale Aleteia, il frate infermiere raggiunse la cappella di San Michele, posò la ricetta ed un bicchiere sull’altare e disse: “San Michele, io non posso nulla, tocca dunque fare tutto a voi! Tra mezz’ora ritornerò e in questo bicchiere occorre che io trovi il rimedio che ha comandato il medico”.

Mezz’ora dopo fra Francesco tornò e trovo il farmaco. Lo diede al frate malato e qui si compì il miracolo: il religioso guarì.

L’indomani, nelle prime ore del mattino, il medico ed il farmacista del paese si presentarono al monastero, bussarono forte ed a chi gli aprì dissero che avevano bisogno urgente di parlare con il padre superiore.

Il medico chiese di poter vedere subito il malato, era infatti molto preoccupato per la sua salute. Il farmacista, invece, raccontò di essere molto inquieto e gli chiese di poter incontrare quel giovane bellissimo, straniero, che la sera prima si era presentato in farmacia ed aveva richiesto un farmaco.

“Il giovane – scrive Aleteia riportando le parole del farmacista – era rivestito di una bianca armatura e di un elmo ornato da un bel pennacchio. Sul suo petto brillava un sole, portava un mantello di broccato d’oro; la sua tunica era mirabilmente broccata, e la sua sciarpa era in se stessa un tesoro. Ovunque scintillavano pietre preziose, messe con ordine perfetto sulla sua cintura, i suoi bracciali, il suo elmo e la sua corazza. Infine, il suo splendore era tale che i miei occhi abbagliati rifiutavano di guardarlo, e la mia venerazione è stata così grande che non ho avuto il coraggio di chiedere il suo nome. Per carità, padre, ditemi chi è quel giovane?”.

Il padre superiore rispose che in convento non c’era nessuno straniero e chiamò il frate infermiere. Questi, udendo il racconto, disse cosa era successo e che si era rivolto a San Michele Arcangelo.

A quel punto tutti compresero: era stato il Principe degli Angeli a fare il miracolo.

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1 Comment

  1. La vicenda è stata pubblicata in ottave siciliane da un insigne figlio della nostra Città di Licata il padre maestro Serafino Spina, pittore e letterato. Edito alle stampe anche dal sacerdote Nicola Antonio Diliberto per i tipi del Giornale di Sicilia del 1876. La notizia è anche riportata nel volume pubblicato dal prof. Calogero Carità sulla famiglia Spina. Mi è doveroso altresì evidenziare, non per spirito di contraddizione ma per scrupolo scientifico, che l’ex convento adibito ad ospedale civile non è stato quello dei cappuccini, demolito per far spazio a sepolture gentilizie nel “cimitero vecchio”, ma quello dei Minori Osservanti, sotto il titolo di Santa Maria di Gesù.

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